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Favola bella

luna E LACRIME

Ho  bisogno di farmi scivolare addosso le tue mani
ho bisogno di te e del tuo amore
non lasciarmi sola…
fammi vivere la favola bella

 

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Se ne vale la pena

cartolinaregalo

Tramonti e giorni
e notti.
Afflati di tenerezza
e sensuali movenze.
Frequentare Amore.
In ritmi e movenze.
Pelle. Nuda e disponibile.
Tocca.
Toccami.
Solo se ne vale la pena
mi avrai…

Monica – 1

Foto by pires de sousa Toccata und Fuge

T’avveleno di vita.
 Potrei.
 Veleno al contrario che
 riscalda, e non gela, il tuo cuore.
 Fammi entrare.
 Lasciami scorrere nelle tue vene.
 Lasciati scaldare…
 More and more and more and…
 
 
(Stop)
 Potrei. Potrei rompere il buio
 con il mio corpo e
 a toccarti le mani potrebbero essere ancora le mie.
 Conosco
 conosco ogni dettaglio di te…

 (Play)
 “Calore e un lunghissimo gioco
  di piacere che procuro a me…
  dalla sagoma dei tuoi fianchi
  che si muovono nella mia testa…
 Abbandono crescente nel muschio dei tuoi capelli…”
 
(Stop).
 S-T-O-P
 
  No more…
  Sedermi di fronte a te, potrei.
  Tu
  sei lontano.
  Tu hai scelto di
  imprigionarmi nella tua testa soltanto.
  Invalicabile acquario e muto.

  Vorrei che tu mi guidassi alla ricerca
  della tua bocca che al buio non vedo…
  ma sento, ne seguo la linea di morbide labbra,
  che con la mia lingua dischiudo.
  E ancora ti esploro, ma lenta
  finchè davvero i sospiri
  divorate parole
  diventano suppliche…
  Tutta me a chiederti ancora, ancora e di più di più…
  e tu saresti dolcemente una furia
  né distinguere potrei le mani tue
  dovunque su me
  …ti sentirei vibrare tremare
  vorrei sentire tutta la passione forza, potenza sentire che vuoi me
  daccapo…
  E scrivo per te… anche adesso…
  E m’illudo di sentire dalla tua voce
  gridato il mio nome!

                                          MONICA!

“Registro” il mio cuore

Nundo Belo

Di notte riavvolgo e riascolto e riavvolgo
un nastro custode di suoni ormai attorcigliati.
Tante sono le volte che gli ho imposto di restituirmi la tua voce.
(Stop) –  (Play).
Sogno  e pretendo e odio le tue parole
quelle non dette,
non a me sussurrate, modulate, gridate.
Suonano estranee ma io…
eppure, le voglio.
(Pause).
Avrei dovuto capire che a me
non avresti mai trovato il coraggio per dire
parole attese tanto da rimanere sfinita.
Ma scrivi, tu scrivi, mi scrivi.
Sì certo, parole come ornamenti.
Ma mute. Vieni. Parla. Nudo rimani.
Anche Tu.
E scrivo io pure, allora, scrivo, sulla mia pelle scrivo.
A te. Inutilmente solitari entrambi.
(Play).
E non la riconosco
la tua voce che ascolto ostinata.
Tuttavia l’ascolto.
Mi restituisce, di te
sensazione (t’immagini?) viva.
Del tuo corpo che il mio
confonde di desiderio.
Tracce soltanto. È poco.
Basta! Carne.
Lo siamo.
(Stop)(Stop)
(Stop)

Fanno meglio i ricordi (o più male).
Il tuo profumo d’uomo io bestiolina annusavo incatenando, in
desiderata schiavitù, la mia pelle alla tua pelle ‘lontana’.
Inutile. Non posso raggiungerti. Mi cerchi, ti neghi.
Braccia, le tue, cingevano me senza che potessi toccarti.
E tempo frammezzo che la tua voce non voce mi dava, io, ‘cantante’ e
cantora dei versi più belli ma soli.

So soltanto che il tuo profumo da  sempre ha reso me schiava della tua
pelle "lontana"
Che la tua voce non voce tempo mi concede e mi rende "cantante" dei
miei versi più belli.
Dunque scrivo sostituendo con l’inchiostro carezze che mi urgono
dentro. E racconto ai miei sensi di un desiderio compilato invece che
vissuto. Eppure docili braccia e calde possiedo,
ho solo parole a pagina bianca affidate.
E la pagina nel desiderio affidato bianche lenzuola si fanno,
corpi veri cesellano appassionate carezze,
autentiche carezze.
E scrivo per te… no faccio l’amore…
donna per te, anche ora…

Venusta e l’ultimo ballo

pasiones

Il locale era sporco e demodé…
Odore acre di sigaretta, e una cameriera con la calza sfilata e una minigonna che offendeva la dignità di quella donna segnata dal tempo.
"Vorrei il tavolino più in ombra possibile" disse Venusta.
Le rispose una voce rauca e stanca, sgarbata più con se stessa che con lei: "senti bella, siediti dove vuoi… Come vedi il locale è vuoto. Ma cosa ci sei venuta a fare qui? Non è il tuo posto questo…" Venusta si sedette e appoggiò lo sguardo sul palco. Un vecchio signore seduto al piano suonava meravigliosamente, travolgendo per un attimo i pensieri di Venusta prima che una domanda li interrompesse: "Cosa ti porto da bere?". Chiese una bibita e tornò ad accomodarsi sulle note del pianista. Intanto i pensieri di Venusta si accalcavano nella sua mente e senza che lei li potesse fermare (o era lei a non volerlo?) lui vi fece la sua comparsa…Le ore passavano, la bibita intiepidiva nel bicchiere, e lei non smetteva di pensare a lui, come se soltanto lì fosse tollerabile il ricordo. Era tornata dopo tanto tempo in quel locale con la speranza di ritrovarlo. Ubbidiente a una lontana promessa: "… tieniti pronta, l’ultimo ballo sarà con te!". Venusta era venuta per quello …L’ultimo ballo, lui me lo deve da tempo, ora sono pronta, ma non c’è nessuno: non ci sono più le candele non ci sono più i buoni profumi, ma soprattutto…
D’un tratto incontrò la propria immagine in uno specchio sfocato. Era lei, vent’anni, le guance arrossate dalla timidezza, l’abitino appena scollato, lo sguardo di lui soltanto per lei… adesso era lei a non esserci più…

Come in trance Venusta con un unghia ferì la calza sottile …tirò fuori la trousse e accentuò il trucco sulle labbra, con la cipria appesantì le guance, una matita nera per fare male agli occhi non segnati dal tempo ma da una caparbia illusione… si diresse verso il pianista e domandò: "un tango per favore… un ultimo ballo!" Fu una richiesta sommessa, fiera e desolata insieme. Non alzò lo sguardo, sentiva scendere una lacrima mentre stupita si domandava com’è che ne avesse una ancora.
E in un attimo sentì esplodere dentro tutta la rabbia di donna ferita e umiliata da tempo, un tempo lungo tutta la sua anima. Si  sentì sporca sul viso, si sentì nuda ospite a disagio in quegli abiti non suoi…Il pianista smise di suonare e sollevò il viso di Venusta con la stessa delicatezza con cui fabbricava le note.Non era un uomo anziano. Al contrario era piuttosto giovane …Venusta indugiò su quel nuovo stupore.  Chissà perché da lontano lo aveva visto vecchio e curvo sul pianoforte.  Forse le luci sbiadite, forse la giacca di nero liso, i capelli brizzolati nel locale azzurrino di fumo… Fu una voce calda e intonata quella che rispose: "Volentieri, suonerò qualcosa per lei solo .Ma non certo le note di tango arrabbiato, quelle graffiano le anime nude, lo sapeva? Per lei una melodia dolce, priva di malinconia, semplice come un abitino appena scollato, tiepida come due giovani guance appena arrossate. Una melodia che possa in qualche modo accompagnare il ricordo di chi le ha fatto tanto male nello scomparto dei ricordi sereni!
Venusta lo guardò, guardò quell’uomo e scappò via, inseguita dal proprio dolore che lui aveva portato allo scoperto con l’abilità di un chirurgo…
Come aveva fatto il pianista a capire… E come si era permesso di arrivare così vicino alla sua verità… chi era?

Un giorno qualunque

fantasia

Il mio viaggio infinito

per trovarti

lungo strade che non mi stanco

di percorrere…

Da quanto tempo sono in cammino?

Bagaglio leggero,ho con me tutto

quello che occorre

ben riposto nel mio cuore

il tuo profilo e quel gesto

che sempre precede un sorriso,

zucchero e miele

per ingentilire le mie labbra

quando la notte in cielo splende una stella

e la mancanza di te

si fa più greve nel mio cuore,

il bisogno di averti

che accelera i miei passi

l’urgenza di te

delle tue braccia,della tua pelle,del tuo odore…

Restituire  libertà finalmente

alle audaci carezze che le mie mani e il mio corpo

Solo al tuo possono donare.

Oh,sarò lì,aspettami

tra le tue braccia tienimi stretta un poco

e poi sarà il tempo dei baci

così a lungo rimandati

interrompi questo viaggio infinito

vienimi incontro

non posso più sopportare

l’assenza della tua voce

che sussurra il mio nome…

Conturbanti Assaggi…

monica devi dire addio 

Di che cosa sai?

 

Di faggio e betulla,

mentre cammini per le strade della città

che sanno di grigio.

 

Di ciliegia,

quando ridi

come un bambino.

 

E di muschio

sai

quando al tuo corpo

accosto il mio furibondo di desiderio

proprio come il tuo.

 

Sandalo e Vetiver 

castagno e miele

i nostri corpi

inventano fragranze

fino a che

non stanchi ma sazi

(almeno per un poco)

riposiamo intrecciati

sorvegliando

l’uno dell’altro il respiro

non ancora rallentato…