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Monì pensierino

Monica e gli amichetti agosto 2008

La vita è una sola e quindi va vissuta pienamente ogni giorno!
Io ci sto provando davvero nonostante le avversità, le invidie le assurde gelosie. “L’invidia è distrutta dalla sincera amicizia come la civetteria dal vero amore”
Cosa voglio dire? Voglio dire che ho imparato che se c’è qualcosa che non va non necessariamente bisogna buttare via tutto, ma tentare di cambiare un poco le regole del gioco… Di quel gioco meraviglioso che è la vita  provando ad aggiungere un po’ di sale e pepe per aggiustare il sapore…ma non bisogna dimenticare la dolcezza la passione non dimenticare di desiderare  sempre qualcosa in più…fosse anche solo uno sguardo, una parola ,non fatevi mai mancare l’emozione la complicità di due cuori che si cercano e volano nel vento!  Per queste cose non c’è età e non ci sono confini…Un mio amico un giorno mi ha detto una cosa…: “Monì tu sei un cartone animato”! Credo di non averlo mai ringraziato per questa frase ecco lo faccio adesso!
Adesso che l’umiliazione è così forte e fa male voglio pensare davvero di essere un cartone animato!      

 

 

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Se ne vale la pena

cartolinaregalo

Tramonti e giorni
e notti.
Afflati di tenerezza
e sensuali movenze.
Frequentare Amore.
In ritmi e movenze.
Pelle. Nuda e disponibile.
Tocca.
Toccami.
Solo se ne vale la pena
mi avrai…

Un giorno qualunque

fantasia

Il mio viaggio infinito

per trovarti

lungo strade che non mi stanco

di percorrere…

Da quanto tempo sono in cammino?

Bagaglio leggero,ho con me tutto

quello che occorre

ben riposto nel mio cuore

il tuo profilo e quel gesto

che sempre precede un sorriso,

zucchero e miele

per ingentilire le mie labbra

quando la notte in cielo splende una stella

e la mancanza di te

si fa più greve nel mio cuore,

il bisogno di averti

che accelera i miei passi

l’urgenza di te

delle tue braccia,della tua pelle,del tuo odore…

Restituire  libertà finalmente

alle audaci carezze che le mie mani e il mio corpo

Solo al tuo possono donare.

Oh,sarò lì,aspettami

tra le tue braccia tienimi stretta un poco

e poi sarà il tempo dei baci

così a lungo rimandati

interrompi questo viaggio infinito

vienimi incontro

non posso più sopportare

l’assenza della tua voce

che sussurra il mio nome…

Mancano sette giorni a Natale ho voglia di parlare

con_Tarlo_un_pomeriggio

  Allora non volete sapere di quella sera in cui con le mie amiche del corso di Spagnolo si decise di andare a San Lazzaro al Bowling… Dove per via del mio peso mi diedero la boccia rosa da bambini, non tenendo conto però che ho le mani grandi…

…Ecco la Marghetti al tiro, boccia in mano. Licia (è bravissima) che mi dice fai così… fai colà, prendi la rincorsa e lancia il più dritto possibile…

Ecco appunto…non lo volete sapere.  Beh, pazienza…(rido).

 

E neanche volete sapere di quella giornata…

Marradi Maneggio, sììì… tutto il branco delle "smesse" a cavallo. Io adoro quell’animale, però a differenza di Claudia, Simona e Gabriella io non ci ero mai salita sopra. Comunque mi presentai vestita modello Calamity Jane, cappello e  frange comprese, che ridicola!

Il titolare del maneggio, un omone di poche parole, stava assegnando il cavallo a tutte… e io raccomandavo di darmene uno tranquillo. Lui mi guarda e dice: "Tu, con quella faccia che ti ritrovi… Eheheh… ti darò… ti darò…Fulmine!".

Ah, già, ma non lo volete sapere… (rido molto). Beh, pazienza anche stavolta…

 

 

E che per anni ho fatto l’abbonamento al Teatro Duse di Bologna, e che ci andavo con Roberta sempre il giovedì sera… nemmeno questo volete sapere…

Nel pacchetto comprato in Internet, oltre ai classici era compreso anche lo spettacolo comico.Bene… chi mi conosce dal vivo sa che risata ho io… e a chi non mi conosce, a quanto pare non va di saperlo…

Quindi com’è che a un certo punto la Premiata Ditta abbia smesso di recitare perché piegata in due dal ridere, no, non lo volete sapere. E quindi non ve lo racconto… Eheheheheh!

 

Invece, e a me fa piacere saperlo, volete la pagina 141 del mio libro, che se per certi versi vi ha fatto (non a tutti, è ovvio) piangere, però  possiede al suo interno alcuni attimi meravigliosi di amore oltre ogni limite, e tanti, tanti indimenticabili sorrisi…  (ora sorrido, infatti!)

 

 

Voglio urlare, pag. 141

 

Castelfranco Emilia.

Noi si andava a turno a trovare Milo in carcere.

Lui mi vedeva bellissima: come facesse me lo domando ancora.

E di me parlava anche con gli altri detenuti.

Bisogna che spieghi che un paio di mesi prima ero stata intervistata fuori dal solito supermercato. Non potevo nemmeno immaginare che in realtà si trattava di una selezione per la partecipazione allo spot televisivo di un famoso detersivo.

Ma ci credi che hanno preso proprio me?

Così mi ritrovai sulle varie reti televisive a raccomandare con convinzione l’acquisto di quel detersivo piuttosto che di un altro.

Lo spot andò in onda per tanti mesi, ma io non ne avevo fatto parola con nessuno.

Cosa vuoi che ti dica, mi vergognavo.

Ma un bel giorno, in refettorio, Milo che neanche a dirlo stava parlando di me, all’improvviso si vede comparire in televisione la mia bella facciotta.

Lui sgrana gli occhi: eccola, è lei mia sorella, è lei!!

Non si può dire com’era felice: una sorella famosa!

La settimana dopo, durante il solito colloquio, mi vedo recapitare da un Milo felice e orgoglioso una pila di fogli dei vari Angelo, Antonio, Piero, Peppino, con solenne richiesta di autografo possibilmente con dedica.

 

Lui mi amava alla follia.

E così io amavo lui.

Ma forse davvero e per davvero non glie l’ho mai detto.

Sorrido, ma mi manca da morire.

 

Per tutti i bambini e non…adesso è Natale:  http://offart.splinder.com

 

 

 

 

Paris….

a_Parigi_come_veri_parigini 

Non vi ho mai raccontato del mio viaggio a Parigi.
Avevo 21 anni e praticamente non avevo mai visto nulla. Se ci ripenso, che emozione! L’aereo… ero talmente eccitata che il pilota mi regalò… le ali. Le ho ancora, le conservo dentro a una scatolina. Fu bellissimo: come se mi avesse regalato delle ali vere. Cominciavo finalmente a volare?

A Parigi ci andai con il mio fidanzato, poi diventato marito e ora ex marito, ma ora e per sempre mio grande amico.Voleva davvero conquistare me quell’uomo…(se per caso mi stai leggendo non farti prendere dal romanticismo, noi ora siamo due amici che si vogliono un bene dell’anima e va bene così). Comunque fece le cose in grande (per il suo reddito di allora è ovvio): un soggiorno di una settimana in settembre, Hotel de la Bourdonnais, a 300 metri dalla Tour Eiffel.
Lui mi ha sempre affascinato perché parla molte lingue, e tutte a meraviglia, qualsiasi cosa dicesse in francese, anche la più banale, mi incantava… Non vi sto a raccontare tutto quello che ho visto: una città bellissima, il luogo più romantico del mondo, per due che si stanno innamorando… però la figura orrenda che gli ho fatto fare al museo del Louvre non credo che la dimenticherà mai! Io ho un brutto vizio, voglio toccare tutto (rido)… 

Ricordo ancora quanto lavorai per poter partire per quel viaggio con un po’ di soldini in tasca, così tanto che riuscii anche a farmi fare un vestitino di seta con sfumature di rosso che mi stava stupendamente: ero davvero carina, e sapevo già in quale occasione l’avrei indossato. Lui prima di partire mi aveva detto che l’ultima sera saremmo andati in un bel ristorante e volevo che fosse fiero di me… Che chiusura romantica per quella settimana di sogno… Aveva scelto il Jules Verne, quello sulla Tour Eiffel, dove si arriva salendo con l’ascensore privato e trasparente.  Che spettacolo!!
Dove però ho avuto una serie di problemini…
Sì, perché il malefico vestito di seta, che avevo tenuto in serbo per quell’occasione, mi faceva… scivolare! Avete capito bene… mi sono ritrovata tutto il tempo impegnata a puntellare con i tacchi per non sparire letteralmente sotto al tavolo… uno sforzo disumano.
Lui che voleva parlare d’amore,  i camerieri lenti come la messa cantata, il ristorante che girava…mettendo una splendida Parigi notturna ai miei piedi inchiodati al pavimento… che sofferenza… Lo guardavo, ma il mio viso tradiva non l’emozione di un momento magico, al contrario si produceva in una gamma di smorfie strane, che lasciavano lui sempre più perplesso… Povero, a un certo punto mi disse:
– Monica, forse non c’è nulla di tuo gradimento? –
Allora mi feci coraggio e a bassa voce risposi:
– Qui è tutto magico e mi  mangerei una mucca intera, ma c’è un problema che non mi da pace… io… beh, ecco, io… scivolo!
Mi guardò senza capire, ma riuscì a dirmi, con voce gentile:
– Come dici cara? Non capisco… –
Io:
– Il mio vestito. Sulla poltrona di pelle lucida mi fa scivolare… –
Lui, evidentemente sollevato, si fece una sonora risata:
– Ma perché non me l’hai detto prima! Dai, facciamo cambio, tu la sedia, io la poltrona.
Io. Feci un sorriso grande, mentre finalmente uscivo da quel ridicolo incubo.
– …Non è che…potrei avere un dolcino, per favore? Ho un po’ fame adesso…
Lui. Mi guardò con una tenerezza infinita  e chiamò il cameriere.
– Le riporti tutto il menù. Ora è pronta! –

Non gli ho mai chiesto quanto gli costò la cena, il viaggio…(non correre a raccontarmelo adesso!)….So bene che come donna qualche limite ce l’avevo… Però voglio fargli sapere che non ho più paura e ho ritrovato i pezzi di me che mancavano. Ero un grande disastro, lo so, ma spero di avergli  fatto buona compagnia di averlo aiutato ad essere meno "ingessato".
Per dirla tutta, sì: comunque di certo l’ho reso più bello! (non puoi negarlo rido)
Beh, la Marghetti è tosta… E ormai ha imparato a scegliere la sedia, quando indossa un vestito di seta!

Vorrei che fosse la favola mia…

mani_e_calle dolcezza in favola 

Raccontami una favola. 

Ma non di quelle, ti prego, dove lui ama lei per sempre. Non di quelle in cui si vive per sempre felici e contenti. ‘Per sempre’ è sigillo di illusione. E che fiaba sarebbe poi, già sapendo che è pura illusione… Non voglio sentire parole che narrano quello che non mi darai mai.

Piuttosto raccontami che ora è questa me che tu vuoi,  raccontami ad esempio che il mio profumo ti lascia senza fiato, che i miei capelli ti incantano (e non dimenticare di descrivere il gesto, con cui li discosti dal mio viso, soltanto per perderti nei miei occhi…), che la mia bocca sulla tua è musica, infinito circolare bolero, a lungo raccontami come mi vuoi …

E non arrivare mai, ti prego, a un qualunque finale. Neppure lieto o pieno di promesse. Il tempo del lieto fine non è per questa vita, o almeno, meglio non confidare che sia così, per non dover di nuovo curare una ferita che porta la profondità di un risveglio disilluso. 

 

Parlami. E cullami ti prego un poco con la tua voce. Concedimi la gioia di sfiorare il tuo respiro.

 

Non regalarmi qualcosa che qualcosa sia da scartare: nessuna carta colorata, nessun nastro, nessun oggetto inerte e silenzioso. Voglio da te un regalo che non si incarta… È questo il dono, che ti domando:

la tua voce regalami

una carezza regalami

un poco del tuo tempo, ma non troppo poco, ti prego, e se ti sembra difficile, se fosse necessario, abbi il coraggio e… rubalo per donarlo a me sola, e ripetimi ma molte volte, sai, che quella fiaba è proprio mia!