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Meola

donnafarfalla

Cammina dritta e non fissare le persone!
Lasciami stare, non mi stringere così, mi fai male!
Te ne farò molto di più se non ubbidisci e stasera non ceni e vai nello stanzino al buio! Sei brutta e cattiva, sei una bambina che non troverà mai nessuno che le vorrà bene!

Meola vive in un istituto, portata in una notte di gennaio vestita solo di stracci e senza scarpe.

Tardiva nella parola e subito maltrattata nel fisico…Angelo inizia il suo racconto, lui la chiama favola… io lo ascolto, mi parla di Meola, la descrive e la fa sembrare bella e leggera come una farfalla .Angelo oggi è anziano, parla con la voce rauca muove le mani ossute e magre mentre mi parla di Meola. Con un dito la disegna in aria, mi sembra di vederla specchiata negli occhi umidi e scuri di quel vecchietto …una favola vera. Meola si innamora di Angelo, anche lui ospite nello stesso istituto …Angelo ha avuta una vita travagliata.
Per quanto fosse impossibile pensarlo, Meola, che sarebbe dovuta semplicemente essere una sua paziente, gli riportò calore in un guscio ormai vuoto.
Per la prima volta da quando rivestiva quel ruolo, Angelo, l’infermiere, provò un sentimento diverso dalla fredda apatia che aveva sentito sino a quel giorno.
Quello in cui Meola arrivò nell’istituto. Arrivò dopo aver subito violenze di ogni tipo e chiudendosi a riccio non sembrava più nemmeno un essere umano; ma Angelo aveva visto una luce in quegli occhi spenti e promise a se stesso di cercare di tener viva quella luce. Di trasformarla da fiammella in falò.
Divenne il suo obiettivo principale.
Divenne Angelo.. custode.. della luce.

Vorrei che fosse la favola mia…

mani_e_calle dolcezza in favola 

Raccontami una favola. 

Ma non di quelle, ti prego, dove lui ama lei per sempre. Non di quelle in cui si vive per sempre felici e contenti. ‘Per sempre’ è sigillo di illusione. E che fiaba sarebbe poi, già sapendo che è pura illusione… Non voglio sentire parole che narrano quello che non mi darai mai.

Piuttosto raccontami che ora è questa me che tu vuoi,  raccontami ad esempio che il mio profumo ti lascia senza fiato, che i miei capelli ti incantano (e non dimenticare di descrivere il gesto, con cui li discosti dal mio viso, soltanto per perderti nei miei occhi…), che la mia bocca sulla tua è musica, infinito circolare bolero, a lungo raccontami come mi vuoi …

E non arrivare mai, ti prego, a un qualunque finale. Neppure lieto o pieno di promesse. Il tempo del lieto fine non è per questa vita, o almeno, meglio non confidare che sia così, per non dover di nuovo curare una ferita che porta la profondità di un risveglio disilluso. 

 

Parlami. E cullami ti prego un poco con la tua voce. Concedimi la gioia di sfiorare il tuo respiro.

 

Non regalarmi qualcosa che qualcosa sia da scartare: nessuna carta colorata, nessun nastro, nessun oggetto inerte e silenzioso. Voglio da te un regalo che non si incarta… È questo il dono, che ti domando:

la tua voce regalami

una carezza regalami

un poco del tuo tempo, ma non troppo poco, ti prego, e se ti sembra difficile, se fosse necessario, abbi il coraggio e… rubalo per donarlo a me sola, e ripetimi ma molte volte, sai, che quella fiaba è proprio mia!

 

 

In una notte senza tempo

 

Barbara Ardito & Monica Marghetti

In : “In una notte senza tempo”

Regadianalove

 

 

 

In una notte “senza tempo”, dallo spazio stellare si decise che ci voleva una "luce" buona che potesse aiutare chi aveva problemi di solitudine e di mancanza d’amore: sì, perchè il mondo si stava oscurando, troppa sofferenza e troppe persone sole!

Però altro non si poteva fare che decidere chi fra gli esseri umani sarebbe stato capace di rinunciare a vivere per dare vita, amore e calore a chi lo aveva perduto. Ci voleva forse un’anima piccola e pulita… quindi il gran consiglio stellare composto da Sirio, Betelgeuse, Algedi, Alcor e Markkap si riunì. Dall’alto, per molti giorni, visionarono la vita di alcune persone finchè non individuarono una bambina da "sacrificare", una bambina che viveva sola al mondo ma che riusciva ad essere felice nel suo bosco.Allo stesso tempo una delle stelline avrebbe dovuto rinunciare a vivere con la sua costellazione, avrebbe dovuto rinunciare a brillare alta nell’infinito del cielo per scendere sulla terra e unirsi così all’anima terrestre piccola e pulita. Solo dall’unione di queste due energie,forse,il bosco cupo e oscuro sarebbe diventato luminoso e nuovamente pieno di vita. Il Gran Consiglio convocò SINA, così si chiamava la piccola stellina, comunicandole il progetto e la missione che doveva svolgere: intanto sulla terra, la piccola bambina continuava a brillare di luce propria, una piccola stella senza cielo, in un mondo sempre più grigio, frettoloso e privo di amore.La bambina donava sorrisi, i suoi occhi, di una dolcezza senza fine, sapevano rasserenare chi incrociava il suo sguardo, quello sguardo che scalda il cuore che dice “non mandarmi via”

In una notte senza tempo ricoperto di neve, la bimba si ritrova in un bosco pieno di luce, non sente freddo nonostante abbia i piedini nudi, e dal cielo un raggio luminoso la investe e all’improvviso: un grande bagliore, come mai si era visto, avvolse quel corpicino alzandolo da terra. Era sospeso  a mezz’aria, come se non avesse più alcun peso, come se all’improvviso le leggi fisiche fossero state sconvolte! Magia senza fine! Unici testimoni di quel miracolo erano i tanti animaletti del bosco e i suoi vecchi abitanti che ormai da secoli avevano rinunciato a farsi vedere e conoscere dagli umani: gnomi ed elfi, tutti a bocca spalancata! Il grande albero centenario si risvegliò dal suo antico sonno e il suo buco centrale, ormai piccolo rifugio per i tanti passerotti, cominciò a gorgogliare come uno stomaco affamato.Le lancette presero a muoversi in un ticchettio senza fine… il tempo cominciava a scorrere nuovamente e quel bosco magico a poco a poco sembrava riprendere vita.E’ necessario adesso far capire a voi lettori che, in un tempo lontano, questo posto era vivo e governato da una fata: una fata che con il suo cuore grande riusciva a scaldare, donare gioia e soddisfare ogni bisogno di qualunque essere vivente. Tutto era armonia e gli abitanti del bosco e gli umani vivevano in pace e serenità.Poi un giorno accadde che la fata del bosco fu fatta prigioniera, gli uomini cominciarono a non credere alle favole e lei la Regina del mondo magico scomparve. Il grande orologio al centro del tronco dell’albero del tempo si fermò e gnomi e folletti scapparono, nascondendosi agli umani per timore di essere uccisi.

Finalmente in quella notte di dicembre tutto cominciava a risvegliarsi da un sonno durato troppo tempo, mentre ancora quel corpicino luminoso continuava a volare a mezz’aria: cosa sarebbe accaduto? Il mondo capiva, doveva aver capito che senza amore non ci può essere VITA. E in una notte la bambina tornò a vivere mentre SINA (la stellina si spegneva): aveva forse scosso i sentimenti? Anche il ghiaccio non era più così freddo…che dici? Può il ghiaccio riscaldare? Può la neve diventare coperta di lana che tiene abbracciati i freddi e gelidi cuori solitari?  La bambina aprì gli occhi, si guardò attorno… tutto era innevato, bianco, ma non sentiva freddo…non ricordava nulla! Un segreto racchiuso nell’anima delle cose che ci circondano… se si vive separati il freddo penetra, il freddo assidera e congela…La bimba adesso sapeva che se le stelle stanno assieme, formano costellazioni splendenti, che se la neve si avvicina forma mantelli caldi, che se gli uccelli cominciano a volare insieme formano uno stormo grande come il mare…il mare che è formato da tante piccole gocce!

E se gli uomini si uniscono che cosa formano?

Ecco, questo raccontamelo tu…

Vuoi?

 

Il link di Barbara per chi volesse conoscere che bella persona è:

http://fantasia972.splinder.com

 

 

 

Dentino

Ci avete mai pensato a quanto belle sono le fotografie? Io le adoro e guardando questa vecchia foto avuta in regalo ho provato una vera emozione e ho cercato qualcuno che potessi scrivere con me e stasera è nato un duo…

 

Barbara Ardito & Monica Marghetti

In : “Dentino Gambette Storte”

 

Dentino Regalo di DianaLove

C’era una volta in un paese in bianco e nero un bambino delizioso che adorava i palloncini.
Li teneva in mano, stringeva forte quel filo sottile e quella grossa palla leggera volteggiava allegra nel cielo. Non aveva più la mamma, ma aveva una zia bellissima, Diana: lo adorava e lo portava a spasso. Lui la seguiva sorridente “Dentino, gambette storte!” Un bambino, solo un bambino! Un giorno, passeggiando, incontrarono una donna sola che triste guardava il banchetto dei palloncini. Allora Dentino gambette storte si avvicinò…e infilò la sua manina dentro la mano ossuta della donna che con occhi lucidi lo guardò. Lui sorrise… d’incanto le mani della donna divennero calde, fece un sorriso a quel piccolo bambino che le disse con una vocetta seria ma dolce:“lascerò libero il palloncino per la mia mamma e per te!” Dentino gambette storte, un angelo di dimensioni minuscole ma immenso nel cuore! Aprì la sua piccola mano e il palloncino iniziò a salire velocemente nel cielo, sempre più lontano, sempre più piccolo, fino a diventare un minuscolo puntino luminoso.
"Guarda zia Diana, il palloncino è un puntino e brilla!", disse Dentino gambette storte.
Diana alzò lo sguardo al cielo,la sera cominciava a scendere mentre il sole stanco andava a dormire. Il puntino luminoso si confondeva con la stella, la prima stella che sorgeva.
 "Quella stella è la tua mamma", disse Diana al piccolo che continuava a guardare con il nasino all’insù il cielo, mentre ancora teneva la stretta la mano a quella donna triste e sola, che li ascoltava. Ma solo Dentino gambette storte la poteva vedere…perchè quella donna era la sua mamma…aveva avuto un premio speciale dal Pittore del Mondo, un vecchio signore con la barba folta e bianca e un cappello strano.
Con la sua tavolozza magica aveva disegnato la donna triste, che solo Dentino gambette storte poteva vedere , sentire e toccare. Aveva disegnato il cielo con i colori più belli del crepuscolo, aveva disegnato la stella luminosa, gli alberi e i fiori…Il paese in bianco e nero cominciava a poco a poco a colorarsi e il merito era solo di…quella ricetta speciale che si chiama "amore" che ci è stata donata insieme alla vita… e ogni tanto ce la dimentichiamo. Poi basta un bambino a riportare luce, colore e anche il signore con il cappello da pittore piange di gioia. Ricordate, quando dal cielo cade la pioggia grossa…
"Sono le lacrime del signore con il cappello, che si è commosso!".
E quando smette di piangere, regala a noi bambini piccoli e bambini grandi ,un ponte colorato,tra la terra e il cielo, fatto dall’impasto dei colori più belli e vivaci della sua tavolozza magica.

Dentino Gambette Storte, un bambino e un palloncino!

 

Gilda e Pasquino

trattore

In un paese non lontano ma vicino ogni anno si teneva la Sagra del Miccone.

Era un avvenimento anche perché in quel paese non esistevano le solite comodità,  non c’era l’esigenza delle vacanze e l’estate arrivava come le altre stagioni. Ma  per la Sagra del Miccone ci si preparava per tempo e quest’anno era certo che anche Gilda  e Pasquino vi avrebbero preso parte avendo raggiunto l’età giusta… (nel paese non lontano ma vicino ci voleva l’età…  e poi la favola è la mia!).

La festa si svolgeva nel campo del signor Brunico,  i colori erano le tovaglie dei grandi tavoli di legno, il vino rosso e le fiaccole:  ogni ragazzo o uomo doveva portare un salame mentre le ragazze o le donne in generale un cesto di micconi fatti in casa.  Era l’unico cibo ammesso alla sagra, il vino era offerto dal proprietario del terreno (che era anche il sindaco).

Però per poter partecipare ogni signorina doveva ricevere una lettera con l’invito da parte di un ragazzo che poi era anche l’impegno per poter provare a frequentarsi con la speranza anche di innamorarsi!

Gilda era molto triste perché a pochi giorni dalla sagra non aveva ancora ricevuto la lettera e già pensava di poter solo ascoltare la musica da lontano… ogni giorno sperava che qualche giovanotto

le inviasse la tanto sospirata missiva!

Pasquino era timido e non aveva ancora trovato il coraggio: poi, una notte la luna si fece rossa quasi di rabbia e qualcosa di magico smosse Pasquino che si mise al tavolo e scrisse la lettera…

Gilda la ricevette il giorno prima della sagra. Non aveva avuto modo di cucire nessun abito ma la cosa più grave è che non aveva preparato i micconi…tutta la notte lavorò sodo e riuscì a prepararne venti!  Guardò fra i suoi abiti e decise di indossare quello a fiori gialli,  ai capelli mise un fiore,  un pizzicotto alla guance e un filo di miele sulle labbra per farle luccicare…

Era soddisfatta e aspettò la sera… l’arrivo di Pasquino  sul trattore!

Per tutto il tragitto non parlarono quasi…erano timidi, ma Gilda ad un certo punto tirò fuori la lettera… la lesse ad alta voce:

 

“Sognerò di incontrarti ad una festa di paese, su in montagna, con i miei suonatori di piffero ad accompagnare danze antiche. Ti aspetterò ad un tavolo, con micca e salame.Ti farai un giro di valzer, una mazurca, un passaggio fra le lucciole e ti siederai con me…”

 

Gilda guardo Pasquino e disse: “Grazie di avere scelto me!”

…Parlando

il principe solo

Storia d’amore….

Nella collina più alta della terra di nessuno, viveva i principe della parola, era bello, con i capelli d’argento! Ogni sera parlava d’amore alla luna, nei suoi bei vestiti, circondato dal suo nulla di platino. Ogni sera un “ti amo” diverso, più intenso, più triste.

Una notte la luna non andò all’appuntamento con il principe della parola e lo lascio nel  buio più assoluto…ad un certo punto, nella foresta, udì un pianto leggero e il principe disse: “Chi è là? Messere, fatevi vedere! Io di questa collina sono il principe e unico proprietario!”

Il pianto cessò e una voce disse “non essere messere…io essere serva mi…perdetti… piango…ho paura…e voi principe…date una mano…aiuto…ho bisogno di aiuto….”

Il principe disse: “Vi devo vedere, ma è buio!”  Allora la luna fece capolino e illuminò il viso dell’analfabeta,  una donna vestita di stracci, delicata ma spaventata e affamata d’amore!

Lui si illuminò e pensò “se aiuto lei, aiuterò me e sarò meno solo…”

 

Ecco, mi piacerebbe che mi aiutaste con questa favola, scrivendo con il vostro cuore  un pezzo…anche voi.

Baci

monica

A Metà Strada

MONTAGNA MERAVIGLIOSA

In montagna in una Baita piccina picciò…

Vivevano tre sorelle: Costanza, Abbondanza,Mancanza.

Erano piccine! Tanto carine!

Costanza perdeva sempre la pazienza,

Abbondanza era magra come un filo d’erba,

Mancanza era piena di vita era la più bella.

Su in alto, in una baita grandona grandò, vivevano tre fratelli: Lavoratore, Vagabondo, Possente.

Erano alti, con camicie a quadroni e pantaloni  marroni: erano brutti…

Lavoratore, era sempre stanco, pur non facendo niente tutto il giorno,

Vagabondo, non si fermava mai, cucinava puliva era utile ai suoi fratelli,

Possente era debole, un soffio di vento lo faceva volare a terra.

E proprio in mezzo alla montagna c’era una baita normale…dove vivevano Perché, Comemai e Davvero.

A valle, in una casa molto bella, vivevano Sarotua , Saraimio, e il più vecchio che di nome fa Persempre.

Bisognava assolutamente fare ordine in quelle case…

Una notte buia, nemmeno una stella in cielo, un vento gelido e assoluto silenzio (come se per magia si fosse spento tutto) di colpo si accese una luce fortissima e un vortice strano entrò nella baita piccina picciò: le piccole donne iniziarono a ruotare nell’aria, così velocemente che si unirono in una donna sola.

La stessa cosa accadde nella baita grandona grandò…i tre grandi uomini si unirono in un uomo solo…

Ecco allora che si ritrovarono a metà strada e si guardarono negli occhi…e si ritrovarono a dire:

“sarotua se mi vuoi…lui disse: sarotuo se lo vuoi …e persempre insieme…con amore perché è bello ritrovarsi innamorati senza chiedersi comemai…e a volte capita davvero.”

IN FONDO… ci vogliamo credere tutti a questa favola: i belli e i brutti.

 

Fine.