Archivio tag | con le parole di un poeta

Fine anno

canegatto

In fondo questa mia vita è un eterno concerto
un palcoscenico aperto animato ogni giorno di più
La mia mente si accende e il destino qui gioca i suoi assi…
Se solo potessi non smetterei più.
Una sorta di alchimia
che ci vuole qua
basta un niente ed è magia
tutto il resto… banalità

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La notte nell’isola

Isola di Livorno giugno 2009

Tutta la notte ho dormito con te
vicino al mare, nell’isola.
Eri selvaggia e dolce tra il piacere e il sonno,
tra il fuoco e l’acqua.

Forse assai tardi
i nostri sogni si unirono,
nell’alto o nel profondo,
in alto come rami che muove uno stesso vento,
in basso come rosse radici che si toccano.

Forse il tuo sogno
si separò dal mio
e per il mare oscuro
mi cercava,
come prima,
quando ancora non esistevi,
quando senza scorgerti
navigai al tuo fianco
e i tuoi occhi cercavano
ciò che ora
– pane, vino, amore e collera –
ti do a mani piene,
perché tu sei la coppa
che attendeva i doni della mia vita.

Ho dormito con te
tutta la notte, mentre
l’oscura terra gira
con vivi e con morti,
e svegliandomi d’improvviso
in mezzo all’ombra
il mio braccio circondava la tua cintura.
Né la notte né il sonno
poterono separarci.

Ho dormito con te
e svegliandomi la tua bocca
uscita dal sonno
mi diede il sapore di terra,
d’acqua marina, di alghe,
del fondo della tua vita,
e ricevetti il tuo bacio
bagnato dall’aurora,
come se mi giungesse
dal mare che ci circonda.

Pablo Neruda

 

Tuttecose

omaggio di Elena

Caro diario oggi ho:

lavorato al centro commerciale

lavorato in ufficio

ricevuto e risposto ad alcuni sms

telefonato a Margherita

chiesto un preventivo per una scala “in sicurezza” per la cooperativa  per la quale lavoro 

fatto le foto alle mie colleghe per i nuovi cartellini di riconoscimento

ho chiesto ad Antonella (mia collega e grande donna ) se mi concede un pezzo del suo cuore sotto forma di intervista vorrei che anche voi conosceste attraverso me, persone “tanto belle e con tanto da dire”

ho parlato a lungo con Enrico (il capo)  e sono sempre più convinta sia un grande uomo!

ho mangiato e scritto per un’ora a casa in compagnia di coccolino

ho telefonato a una ditta che noleggia i letti ospedalieri per mamma sollevarla per lavarla e provare a farla mangiare sta diventando difficile lei è fragile e non riesce più a muoversi.

sono tornata al centro commerciale per terminare le ore che dovevo fare.A dire il vero ho fatto ore in più dovevo sfogarmi e ho tirato a lucido l’ascensore

Ho salutato i fantastici 4 (i miei vecchietti) mi aspettano ogni giorno per consegnarmi un bacio perugina che comprano in società, li adoro il più anziano ha 100 anni ne compirà i 101 il 24 di marzo mi ha promesso che potrò fargli una fotografia  

Ho pianto

Mi è passata…

Ho pianto ancora

Non mi passa…

Per questo post ho usato una fotografia che mi ha regalato Elena (collega di lavoro) è talmente bella che merita una poesia.

 

Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste.

 

Hermann Hesse

 

 

 

 

  

Ode al giorno felice

Novembre 2008 monica un giorno felice

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando,dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto,gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto,
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia,il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché si,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.

Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te,con la tua bocca,
essere felice.

Pablo Neruda

Invernale

ghiaccio-bollente

Invernale (G.Gozzano 1913)


«…cri…i…i…i…icch…»….l’incrinatura

il ghiaccio rabescò, stridula e viva.

«A riva!» Ognuno guadagnò la riva

disertando la crosta malsicura

.«A riva! A riva!…» Un soffio di paura

disperse la brigata fuggitiva.

 

«Resta!» Ella chiuse il mio braccio conserto,

le sue dita intrecciò, vivi legami,

alle mie dita«Resta, se tu m’ami!»

E sullo specchio subdolo e deserto

soli restammo, in largo volo aperto,

ebbri d’immensità, sordi ai richiami.


Fatto lieve così come uno spettro,

senza passato più, senza ricordo,

m’abbandonai con lei, nel folle accordo,

di larghe rote disegnando il vetro.

Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più tetro…

dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più sordo…


Rabbrividii così, come chi ascolti

lo stridulo sogghigno della Morte,

e mi chinai, con le pupille assorte,

e trasparire vidi i nostri volti

già risupini… lividi sepolti…

Dall’orlo il ghiaccio fece cricch, più forte.

.
Oh! Come, come, a quelle dita avvinto,

rimpiansi il mondo e la mia dolce vita!

O voce imperiosa dell’istinto!

O voluttà di vivere infinita!

Le dita liberai da quelle dita,

e guadagnai la ripa, ansante, vinto…


Ella solo restò, sorda al suo nome,

rotando a lungo, nel suo regno solo.

Le piacque, alfine, ritoccare il suolo;

e ridendo approdò, sfatta le chiome,

e bella ardita palpitante come

la procellaria che raccoglie il volo

.
Non curante l’affanno e le riprese

dello stuolo gaietto femminile,

mi cercò, mi raggiunse tra le file

degli amici con ridere cortese:

«Signor mio caro grazie!»

E mi protese la mano breve, sibilando…vile!


 

T’Amo di tanto amore

dolcezza leggera come un petalo di rosa

L’amore non deve implorare e nemmeno pretendere.
L’amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé.
Allora non è più trascinato,ma trascina.

                                                                Herman Hesse.